Stalking: è un termine inglese che in italiano indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo, i quali affliggono un’altra persona, perseguitandola, generandole stati di paura e ansia, arrivando persino a compromettere lo svolgimento della normale vita quotidiana.

Normativa: decreto legge sulla sicurezza alla legge n. 38 del 23/4/09. Il decreto legge n. 11 del 23 febbraio 2009, recante “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”, approvato sull’onda di una “straordinaria necessità ed urgenza di introdurre misure per assicurare una maggiore tutela della sicurezza della collettività, a fronte dell’allarmante crescita degli episodi collegati alla violenza sessuale” approda dopo due mesi alla definitiva conversione in legge (Legge n. 38 del 23 aprile 2009, pubblicata su G.U. n. 95 del 24 aprile 2009).  Pene fino a 4 anni di reclusione per molestie reiterate (il c.d. stalking) che possono essere aumentate se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato/divorziato – o da persona che sia stata legata da relazione affettiva – ovvero ai danni di un minore, di donna in stato di gravidanza o di soggetto disabile. In particolare, il provvedimento introduce nel nostro codice penale il reato di stalking (articolo 612-bis, atti persecutori), relativo cioè al comportamento di chi “con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero a costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

Cosa fare se si è vittime di stalking:

Colei/colui che si ritiene vittima di STALKING potrebbe tentare di sedare i presunti atti persecutori presentando al Questore un esposto con le seguenti modalità:  convocare la persona segnalata senza la necessità di ottenere riscontri sui fatti descritti nell’esposto (dei quali l’esponente si assume ogni responsabilità);  illustrare il contenuto dell’esposto alla persona segnalata, invitarla a tenere un comportamento conforme alla legge, acquisirne sintesi delle dichiarazioni;  convocare l’esponente e informarlo/a delle dichiarazioni del presunto molestatore. Se la  trattazione dell’esposto ai sensi dell’art.1 TULPS non ha alcun effetto o conseguenza amministrativa o penale per la persona segnalata, ma serve a far conoscere a quest’ultima di essere stata segnalata come causa di disturbo nei confronti di terzi. La persona segnalata potrà quindi valutare di interrompere gli eventuali comportamenti molesti oppure procedere contro l’esponente, anche con querela.

Qualora si ritenga l’ESPOSTO un atto inadeguato alla gravità degli episodi, oppure l’ESPOSTO è stato già presentato e trattato ma non è stato risolutivo, la presunta vittima ha due specifiche opportunità previste dalla legge del 2009 sugli atti persecutori:

1 – ESPOSTO AL QUESTORE CON ISTANZA DI AMMONIMENTO

L’istanza di ammonimento è presentabile SOLTANTO se non è già stata proposta una querela per i medesimi episodi che configurano lo STALKING e  rimane agli atti della Polizia di Stato (non viene trasmesso all’Autorità Giudiziaria, salvo che sia espressamente richiesto dall’A.G. per altri motivi). La Polizia deve eseguire dei riscontri sulla veridicità del contenuto dell’istanza di ammonimento, eventualmente anche ascoltando testimoni e se lo riterrà opportuno, in base al risultato degli accertamenti eseguiti dalla Polizia Giudiziaria, il Questore convocherà l’autore dello stalking e notificherà un atto di AMMONIMENTO. L’ammonimento è un atto scritto che non produce immediati effetti sul soggetto ammonito; quest’ultimo verrà sostanzialmente invitato a far cessare il suo comportamento contro la legge. Nel caso contrario se verrà sorpreso a commettere ulteriori atti di stalking, non sarà più necessaria la querela per avviare un segnalazione all’Autorità Giudiziaria ed in caso di successiva condanna penale, la legge prevede un aggravante per il soggetto già ammonito.

L’autore dello stalking può fare immediato ricorso al Prefetto, oppure al TAR, per ottenere la revoca dell’ammonimento;“

2 – QUERELA (per art. 612 bis)“

La Querela va presentata agli Uffici Ricezione Denunce di Polizia o Carabinieri oppure direttamente alla Procura della Repubblica c/o il Tribunale). Il termine ultimo di presentazione è entro i 6 mesi da fatti avvenuti, a Polizia/Carabinieri che la trasmetteranno all’Autorità Giudiziaria, e deve contenere la descrizione del fatto, l’indicazione dell’autore e di eventuali testimoni, nonché la dichiarazione di volontà per consentire all’Autorità Giudiziaria di procedere nei confronti del responsabile. A sua l’Autorità Giudiziaria potrà delegare indagini alla Polizia Giudiziaria, quindi potrà rinviare a giudizio l’autore di stalking oppure archiviare il procedimento. L’autore rinviato al giudizio di un Tribunale, potrà essere condannato  oppure assolto. In caso di condanna la pena prevista è la reclusione in carcere da 6 mesi a 5 anni, aumentata ulteriormente se l’autore era già stato “ammonito”, oppure se aveva avuto una relazione affettiva con la vittima. Come prevede il nuovo art.282-ter del Codice di Procedura Penale, il giudice (non la Polizia), anche prima di definire il processo, può prescrivere all’imputato il DIVIETO DI AVVICINAMENTO ai luoghi frequentati dalla vittima e/o congiunti.

In ogni caso, il presunto autore dello stalking potrà querelare la vittima che lo ha segnalato con una querela, oppure con un’istanza di ammonimento, se avrà motivo di ritenere che il contenuto di tali atti non corrisponda interamente a verità (potrebbero verificarsi i reati di calunnia o diffama“

Al riguardo, è necessario però precisare che il reato di atti persecutori, lungi dall’essere connotato da un oggettività ristretta, si caratterizza per essere un reato plurioffensivo, atteso che da un lato risulta tutelata la libertà di autodeterminazione, non solo intesa sul piano della sfera morale o sessuale, ma più in generale come spazio di libertà di ciascun individuo di poter condurre il proprio stile di vita senza vessazioni, dall’altro la norma mira a tutelare l’incolumità della persona offesa sia da un punto di vista sia psicologico che fisico.

Anche la Corte di Cassazione di recente ha tratteggiato i confini tra stalking e maltrattamenti in famiglia, ha chiarito come da un verso il contesto familiare, dall’altro la sussistenza di un regime di conflittualità perenne tra i partner, non sono ex se elementi idonei ad escludere la configurabilità del reato di atti persecutori, posto che il contesto ambientale nel quale essi trovano estrinsecazione sarà rilevante solo in ordine ad un maggiore onere motivazionale a carico dell’autorità giudiziaria procedente. In verità la Suprema Corte si spinge oltre, ritenendo del tutto plausibile la sussistenza del reato di stalking nel caso di reciprocità di condotte moleste allorquando venga accertata in sede processuale una posizione di assoluta predominanza di uno dei due contendenti tale da riqualificare il complesso degli atti, distinguendo tra quelli di stampo vessatorio e quelli espressivi di un meccanismo difensivo.

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato………”

Sgrevi Marzia